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“Probably the best mod band in the world”: così Dizzy, boss della Detour records, mi scriveva in una lettera parlandomi dei Clique. Ed è davvero una grande band: vediamo di ripercorrere le tappe della loro storia.
Il gruppo nasce a Londra nella seconda metà degli anni ‘80 dalle ceneri dei The Jukes, prendendo il nome da una grandissima e sconosciuta band r’n’b inglese dei sixties: The Clique appunto (non perdete il loro recente lp “Complete recordings ‘64-’66” su Dig the fuzz records con rari acetati dell’epoca) . Il gruppo è formato da quattro ventenni fanatici collezionisti di dischi di musica mod e r’n’b che aveva imperversato una ventina di anni prima e che aveva contribuito a creare il mito della Swingin’ London.
Dopo numerose ed eccitanti esibizioni live, il gruppo, all’epoca formato da Paul Newman alla voce, da John Paul Harper alla chitarra, da Philip Otto al basso e da Gilles B. Mery alla batteria, viene contattato dalla Acid Jazz per la registrazione di alcune canzoni in vista della pubblicazione di un album. A questo proposito il gruppo contatta James Taylor (già tastierista dei Prisoners e all’epoca alla guida del James Taylor Quartet, da non confondere con lo sdolcinato cantautore hippy) per suonare l’organo hammond e caratterizzare così ancora di più il suono del gruppo. Risultato di quelle sessions (effettuate a Londra negli studi di South Kensington nel gennaio 1989) sono la canzone “Worming” pubblicata nello stesso anno dalla Acid Jazz nella compilation “Totally wired III” e le canzoni dell’e.p. “Early days” pubblicato nel 1993 dall’allora nascente Detour Records. Dell’album per la Acid Jazz non se ne fece più nulla. Così commenta J.P. Harper la vicenda: “(...) per ragioni meglio conosciute alla label, le canzoni registrate allora rimasero chiuse in un cassetto fino alla pubblicazione di Early days. Voi adesso potete giudicarne la qualità e dire se la scelta dell’etichetta fu più o meno giusta”. Il disco in questione è un’autentica perla e fin dalla stupenda copertina (in perfetto stile “Stones ‘64”) rivela le attitudini sonore del gruppo. Si parte con “Ground ginger” uno strumentale (frutto della magica penna dei componenti del gruppo) con dialoghi chitarra, armonica e organo da far venire i brividi. Vengono in mente illustri nomi del passato tra i quali Booker T. & the MG’s, i primi Small Faces e naturalmente lo Spencer Davis Group. Segue “Crying days” che è probabilmente la più grande interpretazione del gruppo di un brano altrui: c’è un feeling particolare in questo brano con l’organo di J. Taylor che sembra di un’altro pianeta. Sul lato b “Leaving here” classico a firma Holland, Dozier, Holland portato al successo nei sixties dai Birds di Ron Wood è interpretato con rabbia e competenza. Chiude il succoso dischetto “Te-ni-nee-ni-nu” un grande pezzo soul-r’n’b senza tempo. Impossibile stare fermi senza ballare. Comprate questo singolo e fatene la colonna sonora dei vostri più selvaggi toga party!!! Si vede che i componenti del gruppo suonano con abilità e competenza, ma la loro forza maggiore è costituito dalla semplicità con cui ottengono queste sonorità e dal feeling con cui interpretano i brani propri ed altrui.
Nel 1991 la Guild Records pubblica il primo vero singolo del gruppo intitolato “Introducin’ .... The Clique” con una veste grafica che ancora una volta inquadra le matrici sonore del gruppo. Infatti i quattro componenti della band sono ripresi in primo piano: dietro di loro campeggia un’immagine del famoso Big Ben! In poche parole ci viene riproposta la copertina del 45 di “My generation” degli Who.
Il gruppo ha cambiato line-up rispetto agli “Early days” e alla voce è subentrato Chris Jordan al posto di P. Newman andato a suonare l’armonica nei famosi Mistreaters (un grande e.p. all’attivo sempre di r’n’b su Mistery scene intitolato “At the river’s edge”). Anche le matrici sonore sono leggermente differenti: si sente una maggiore influenza di gruppi come Birds, Who, Clique, Betterdays e meno quella dei gruppi soul-mod come Small Faces e Spencer Davis Group. Questo è forse in parte accentuato dalla totale assenza dell’organo. L’e.p. presenta due originali e due covers. “Where did I go wrong?” ci introduce alle nuove sonorità r’n’b secche e scarne, mentre “Looking back” più veloce e cattiva ci presenta un buon assolo di chitarra.”The whole night trough” parte lenta per accelerare piano piano ed esplodere poi in svisate chitarristiche degne dei migliori Who. “Take her anytime” ci insegna il modo migliore per non perderla: portatela con voi ovunque!!! Grande il fraseggio tra un basso pulsante e una chitarra r’n’b così scarna eppure così essenziale.
Nel frattempo l’attività concertistica dei quattro si intensifica sempre più ed in poco tempo diventano uno dei gruppi di punta della scena r’n’b inglese nonchè beniamini di tutti i mods che vedono incarnati in loro tutti i valori dell’epopea mod dei sixties. Nel 1993 l’uscita del già citato e.p. “Early days” (sold out nel giro di poche settimane e ristampato varie volte con differenti colori in copertina) conferma l’importanza del gruppo nella scena londinese anche se all’interno del gruppo succede un vero e proprio terremoto. Accanto a J.P. Harper e P. Otto, unici membri originali, subentrano Trevor French alla voce, Matthew Braim alla batteria e Dom Strickland all’hammond. In tale modo il gruppo intende accentuare le proprie matrici sonore verso un suono r’n’b - mod caratterizzato dall’organo hammond un po’ come avveniva per Small Faces e Artwoods. Il primo risultato tangibile di questa nuova formazione si ha nel 1994 con la pubblicazione da parte della Detour di un 7” intitolato “Reggie” (forse dedicato a Reggie King cantante degli Action uno dei più favolosi gruppi mod degli anni sessanta?). Per quanto mi riguarda questo singolo rappresenta il capolavoro a tutt’oggi insuperato e forse insuperabile del gruppo.

Come al solito stupenda la copertina molto mod-freakbeat con i membri del gruppo vestiti in modo decisamente superlativo. Il contenuto è assolutamente sbalorditivo. La competenza mostrata nei precedenti lavori è unita ad una maturità compositiva stupefacente. I modelli stilistici che prima emergevano adesso sono stati metabolizzati e vissuti come propri. Mai un gruppo aveva saputo carpire i segreti dei gruppi mod ‘60 come i nostri dimostrano di fare. Nel lato a “Reggie” è pura genialità e fantasia, mentre nel lato b “She doesn’t need you anymore” è troppo bella per essere descritta. Le atmosfere si fanno se possibile ancora più soul con l’ausilio di una sezione fiati. Se potete comprare solo uno dei dischi del gruppo, prendete questo e a qualsiasi prezzo: sicuramente non ve ne pentirete. Tra l’altro il dischetto in oggetto è stato pubblicato anche in una bellissima versione picture.
Il 1994 è un anno focale per i Clique. Infatti a Luglio il gruppo partecipa, nella cittadina tedesca di Saarbrucken, al festival “Modstock - 30 years of mod” che vede la partecipazione delle migliori bands europee tra cui gli italiani Statuto (non perdete il disco dal vivo della manifestazione, sempre su Detour, con Clique, Statuto, Jaybirds, Aardvarks, ect.). Nello stesso periodo vede la luce anche lo split l.p. “Shout & scream” che vede la partecipazione di tre gruppi mod con quattro canzoni ciascuna: i Clique, gli Apemen (quelli tedeschi) e le Cherylinas. Apre il disco “The tortoise”: un’attacco in piena regola di chitarra, organo impazzito e la voce stridente di Trevor che si placa solo nel ritornello. “Anything you want” è una up-tempo con un andamento cadenzato dove l’organo hammond è sostituito da un grandissimo piano elettrico. “I can see waves” chiude i pezzi composti dal gruppo con un bell’assolo di organo e un testo stupendo. Il gruppo inoltre interpreta un pezzo dei tedeschi Apemen; anche in questo caso si vede la classe dei Clique che trasforma un bel pezzo power-pop in una brillante allucinazione psychedelica con la voce filtrata e un campionario di cori decisamente fuori dal comune. Ad agosto dello stesso anno il gruppo si scioglie; ricordo di aver conosciuto Trevor e John Paul alla St. John’s Tavern. Tutti e due si dimostrarono molto amichevoli, contrariamente a quanto si dice degli inglesi. Trevor: “Ciao, mi fa piacere conoscerti. Sono venuto in Italia due anni fa per fare qualche data. E’ stato stupendo, la gente è fantastica e il cibo ottimo”. Più serio John: “I Clique erano un buon gruppo. Ci siamo sciolti perchè fra i componenti della band non c’era un buon feeling. Comunque io e Trevor abbiamo intenzione di formare un nuovo gruppo che avrà lo stesso suono del singolo “Reggie”. Penso che questo singolo sia il nostro migliore, quello che rappresenti meglio le sonorità che amiamo: sono molto soddisfatto del suono, delle canzoni e naturalmente della copertina”.
Ciò che effettivamente succede dopo queste parole non è dato sapere. Fatto stà che l’estate successiva esce un nuovo 7” dei Clique intitolato “Bareback donkey riding” con una stupenda cover di “Security” di Otis Redding sul retro e il tanto atteso l.p. sempre su Detour con Trevor French alla voce, ma senza J.P. Harper alla chitarra. Al suo posto figura Bruce Brand, già batterista di Milkshakes e Headcoats e chitarrista di Kravin A’s e Masonics. Il disco, intitolato “Self preservation society”, è molto bello, anche se l’assenza di Mr. Harper si fa sentire. Eccome se si fa sentire. I pezzi sono tutti stupendi (buona parte è stata composta dalla formazione del periodo di “Reggie”), brutta anzi bruttissima la copertina (così come quella del singolo); il suono oscilla tra mod e r’n’b inglese, anche se, forse a causa della produzione di Liam Watson e della registrazione agli ormai famosi Toe Vintage Rag Studios, si sente una maggiore apertura alla musica garage-punk americana e una certa crudezza di fondo. Stupisce pertanto fino ad un certo punto la scelta di alcune delle cinque covers presenti , rubate al repertorio di tre gruppi garage-punk americani: “1-2-5” degli Haunted, “Why do I cry?”dei Remains e “I’ll make you mine” degli Shadows of Knight.
Nell’estate del 1995 (il periodo relativo all’uscita dell’l.p.) ho visto per ben due volte il gruppo dal vivo in due famosi locali londinesi. Mr. Trevor aveva abbandonato il gruppo prima ancora che il disco venisse pressato nel sacro vinile. Il suo posto veniva occupato da un noto d.j. mod-garage londinese, Alex Petty, e inoltre una dolce e graziosa biondina alle backing vocals arricchiva il tutto. La prima prova vinilica della rinnovata formazione è stato il 7” “Save me” nonchè la cover “Where have all the good times gone” del gruppo dei fratelli Davies pubblicata dall’attivissima etichetta spagnola Animal Records nell’album tributo “Animal Kink”. Buone prove e, anche se la voce di Petty non è quella di Trevor French, i Clique dimostrano di sopravvivere (e pubblicare grandi dischi mod) anche senza le persone che ne hanno più profondamente segnato la storia. Fa parte della discografia del gruppo anche la cover “Rackin’ my mind” degli Yardbirds (con ancora Trevor alla voce) pubblicata nella compilation autocelebrativa della scena r’n’b-mod-garage-power-punk “Takin’ a detour” dalla Detour records.
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